dieta bilanciata – un mese con DNASlim

dieta bilancia

Un mese a dieta genetica. Sembra ieri che l’ho iniziata invece in queste settimane ho fatto tante scoperte e conquiste.

Ho scoperto che non devo avere i morsi di fame e per riuscirci mi basta sforzarmi e introdurre nella mia routine uno spuntino e una merenda, fare sempre colazione e non eccedere con la cena. Mi sto abituando a vedere il cibo come alleato per perdere peso, buffo, no?

Calorie. Amiche e nemiche. Ho bisogno di loro per carburare, ma devo introdurne la quantità giusta. Può sembrare banale a farsi, ma richiede invece molta attenzione nel pesare gli alimenti e nella scelta di cosa mangiare e quando.  Per fortuna la dieta genetica mi dà un sacco di libertà nel combinare e “costruire” i miei pasti. Devo ancora prestare attenzione al lattosio, che si nasconde in un sacco di piatti, ma lo prendo come un gioco e leggere gli ingredienti è diventata una caccia all’intruso che premia la mia digestione e mi sgonfia la pancia.

Sono e resterò sempre golosa e amante dei dolci. Eppure la frutta da alternativa quale era è diventata, in questo mese, un’opzione gradevole e consapevole. Ho ancora voglia di dolciumi ma il gusto che dà una buona mela inizia a soddisfarmi. Certo due cioccolatini cuneesi me li sono mangiati, inutile negarlo, ma sapere che posso gestire le tentazioni e decidere se caderci o meno mi porta, paradossalmente, a sgarrare di meno.

La dieta funziona meglio se viene condivisa (motivo per cui sto tenendo qui traccia della mia avventura con DNASlim). Vedere gli amici alle prese con tanta verdura fresca durante una cena perché “abbiamo riscoperto il pinzimonio per colpa [risatina] della dieta di Mimi” sicuramente mi ha fatto sentire meno sola, ma soprattutto mi ha reso orgogliosa di aver contribuito a farli mangiare in modo più sano. Un circolo virtuoso a tavola, ingaggiato da me e portato avanti anche dagli altri commensali, che bella sensazione!

Sabato scorso ero in sbattimento. I jeans lavati non si erano ancora completamente asciugati causa pioggia e umidità milanese e gli amici ci aspettavano al lago per un week end. Davanti alle ante spalancate, con le mani sui fianchi mi sono fatta coraggio: ho sfilato dall’armadio un paio di jeans che non mettevo da almeno due anni, perché troppo stretti. Li ho osservati a lungo, mi sono sembrati piccoli. Ero pronta a trattenere il respiro e stendermi sul letto così da riuscire a chiuderli in vita. Non ce n’è stato bisogno. I jeans li ho indossati fino alle ginocchia – poi ho continuato a sollevarli, su, attorno alle cosce e fino ai fianchi. Bottone comodamente infilato nella sua asola… Bentornati jeans taglia 44!

Quattro settimane di dieta genetica e quattro chili abbondanti persi, ma il peso più grande che mi sono tolta è quello delle cattive abitudini, della pigrizia mentale, della superficialità. Le soddisfazioni e gli insegnamenti sono tali che quando salgo sulla bilancia non chiedo conferme, ma mi stupisco sempre di più di me stessa (e dei miei geni!).

dimagrire mangiando

chi-siamo-noi-donneAh ah ah ah. Esatto. Sappiamo tutte (ma la cosa tocca anche il genere maschile) che la dieta non funziona così.

Sono passate più di due settimane dall’inizio dell’avventura DNASlim (17 giorni per la precisione) e al check point di lunedì scorso la bilancia mi ha stupita con un bellissimo: 66,2 Kg! Sto viaggiando, a quanto pare, su una media di -1 kg a settimana. Niente male!

Certo, sabato ho un po’ patito mentre i miei compagni di passeggiata si mangiavano fette di cheesecake al cioccolato e tortino al caffè, ma il mio latte caldo (delattosato!) con una spolveratina di cacao amarissimo è stato una merenda che mi ha tolto la stanchezza e rinfrancato dopo due ore e mezza di camminata per le vie di Milano.

Insomma, sto diventando bravina. Controllo le etichette per scovare tracce di lattosio, mangio più verdura (cruda e cotta in tutti i modi), gioco come faceva la Carrà negli anni 80 e provo a stimare il peso degli alimenti prima di pesarli, così da allenare l’occhio alle corrette quantità di cibo (è un esercizio che può essermi utile fuori casa, quando a decidere le porzioni non sono io ma il ristorante).

Solo sul fronte attività fisica sono ancora un po’ ferma… ma per ora non mi voglio sovraccaricare di compiti: dieta, porzioni, etichette, lattosio, ritmi, voglie, troppe cose a cui pensare. Ok, letta così potrebbe sembrare una scusa ma non lo è. In questi giorni ho comunque cercato di prolungare i tratti percorsi a piedi, diminuire l’uso dell’ascensore, stare più possibile in piedi anche nei tempi morti.

Altra piccola difficoltà è prendere l’abitudine a spuntino e merenda, soprattutto nel week end in cui gli orari per mangiare spesso diventano fluttuanti. Ne parlerò al coach, ho già segnato svariate cose da chiedergli al prossimo appuntamento telefonico.

In conclusione: dimagrire mangiando schifezze? Non succede neanche nelle vignette! :)

 

 

 

quando sei a dieta

semangiocalamita

Quando sei a dieta  sai benissimo cosa vorresti mangiare, un po’ meno cosa puoi mangiare.

Quando sei a dieta vedi solo pubblicità di cibo in televisione e ovunque si posi il tuo sguardo.

Quando sei a dieta scopri di aver voglia di alimenti che normalmente non avresti neanche considerato, ma proprio perché ti sono vietati, li brami con le bave alla bocca.

Quando sei a dieta vai nel panico se qualcuno ti invita fuori a pranzo o cena.

Quando sei a dieta e te ne dimentichi ci pensa qualcun’altro a ricordartelo (certe volte sono atti di sadismo, altre la tua salvezza).

Quando sei a dieta compri capi di abbigliamento in tre taglie di meno “per quando sarai magra”, ben sapendo che la merce si può cambiare solo entro 30 giorni dall’acquisto e che ti mangeresti pure lo scontrino dalla fame.

Quando sei a dieta rischi il raffreddore nel reparto frigo per leggere tutte le etichette in cerca di lattosio e lanci confezioni di affettati di nuovo sul ripiano neanche fossi una croupier (ma quando trovi mozzarella delattosata al 50% di sconto hai fatto black jack!)

Quando sei a dieta tutti i tuoi contatti di Facebook e Instagram sono andati in ristoranti nuovi, fiere del gusto, cantine, buffet e ti inondano la timeline di relative foto foodporno.

Quando sei a dieta devi pesare tutto al grammo (almeno i primi giorni), così capisci quanto è prezioso il cibo.

Quando sei a dieta bevi tanto e fai tanta plin plin, peccato che andare in bagno non sia conteggiato nei 45 minuti di attività fisica al giorno.

Quando sei a dieta diventi empatica e chiedi agli amici o al moroso cosa hanno mangiato così da condividere con loro le cose belle, anche se solo nei loro racconti a parole.

Quando sei a dieta torni bambina e tieni un diario… alimentare.

Quando sei a dieta pensi che stai facendo del bene a te stessa ma in certi orari se ti parlano di aria fritta vorresti assaggiare anche quella.

Quando sei a dieta pur di distrarti crei tabelle di excel per registrare i tuoi progressi (a questi livelli è masochismo – non dieta – ma lo capirai più avanti)

Quando sei a dieta ti ritrovi a tarare la bilancia da cucina per timore che sia in difetto e quella pesapersone per timore che sia in eccesso.

Quando sei a dietagenetica da otto giorni e scopri che hai perso un chilo e mezzo sei FELICE e basta!

 

 

Cosa?!

what?

Anche oggi sfrutto una gif animata perché rende bene l’idea.

“Cosa?!”

Esatto, è la reazione di chi sente quanti grammi di pasta posso mangiare a pranzo. O quando elenco tutti gli alimenti sconsigliati e per un po’ banditi dalla mia tavola. Anche se in realtà posso combinare e abbinare tante altre pietanze in modo sempre nuovo (ma loro non lo sanno ancora, quindi è normale che siano sconvolti).

Perché io di questa avventura voglio parlare. Per affrontarla meglio e se funziona farlo sapere e vedere a quante più persone possibili.
Perché informare chi ti sta accanto del percorso che hai intrapreso è condividere parte degli sforzi, significa creare una piccola curva sud che ti sostenga e ti motivi.

Quando una persona sola è in dieta in casa gli effetti sono su tutti. Cambia il contenuto di pensili e frigo, i metodi di cottura, la conservazione del cibo, gli orari, i condimenti, le ricette…

Così sto cercando di coinvolgere nel modo giusto mia suocera. Per lei il cibo per prima cosa è Amore. Cucina con passione e generosità autentica. Cucina benissimo, per giunta. Invece, io devo ora pensare al cibo come ad una medicina con dosi e posologia.

Lei mi ama, riamata. C’è poco da dire: l’adoro e lei mi vizia con manicaretti di ogni tipo. Dieta mediterranea, gustosa, ricca. Spesso mi prepara il pranzo da portare in ufficio. “E’ verdura!” mi ha detto una volta  e quando ho aperto il contenitore sulla scrivania e mi sono ritrovata una porzione abbondante di melanzane alla parmigiana non ho potuto che sorridere e gustarmi il pranzo di “verdure”, come in un close up di Chef Rubio (senza baffetti).

Perciò uno dei miei compiti, in questa fase, è far sapere a chi mi è vicino che sono a dieta, che – per carità – non è una malattia alienante (anche se devo dire addio happy hour, addio pizzate con gli amici, addio cene al ristorante… almeno in questa prima fase finché non faccio l’occhio alle porzioni e a cosa devo mangiare), ma che scombussola un po’ le mie (cattive) abitudini per farne radicare altre, che miglioreranno – si spera –  il mio stile di vita.

Amici avvisati, rigore e perseveranza salvati. Anche se conosco chi mi presenterebbe sotto il naso leccornie pur di farmi cadere in tentazione!

Giorno 3. Suocera si è rassegnata e come da indicazioni ha preparato un bel po’ di insalata fresca condita solo con due cucchiaini da caffè di olio extra vergine d’oliva. Stavolta “è verdura” ed io sento il suo amore forse anche di più, perché so che è una fatica anche per lei trattenersi e non viziarmi.

 

 

 

Nuoooooo!

 

Ovvero la mia reazione quando mi sono accorta di aver lasciato la lunchbox (schiscetta, contenitore, tupperware chiamatelo come volete) con il pranzo di oggi nel frigo… di casa.

Se c’è un gene della dimenticanza credo sia tra i più sviluppati nel mio dna. O forse era un segnale del mio inconscio? Fatto sta che mi sono ritrovata in ufficio con solo lo spuntino di metà mattina e la merenda (due mele red delicious e gallette di riso). I miei (ben) 40 grammi di pasta integrale (conditi con curcuma e un cucchiaino d’olio), le due grandi carote fresche e i quattro cracker integrali sono al fresco che aspettano il mio ritorno.

Exki pranzo

Nel frattempo non mi sono persa d’animo. A pranzo sono uscita e ho trovato una vellutata di carote e cumino (300 gr, un po’ acquosa ma buonissima) a cui ho fatto seguire 60 grammi di cous cous con pezzettini di pollo e nocciole (i restanti 100 grammi li farò fuori a cena). Da bere mi sono concessa una bibita a base di aloe vera e un caffè lungo.

Insomma, secondo giorno e già deliro. Domani tocca chiamare il coach nutrizionista e presentarmi come la smemorata genetica, chissà se mi cazzierà per esser andata fuori tema, pardon, programma dietetico?!

coach nutrizionista

P.S.: Ieri un po’ di fame verso le nove di sera, sedata con la meditazione buddista e con cena rigorosamente in linea con i dettami del regime.
Il corpo credo si abituerà a porzioni e orari dei 5 pasti quotidiani piano piano.
Stasera lezione di tango un’ora (e si suda, lo garantisco).

 

 

 

 

DNA Slim

Sono tante le blogger che dedicano una porzione della loro casa virtuale per condividere il loro percorso verso il peso ideale. Mi rendo conto, quindi, che non sto facendo nulla di straordinario.
O forse sì.
Perché il programma di dimagrimento che ho iniziato oggi è di nuova concezione e nasce in ambito scientifico avveniristico: la genetica.
La mia dieta è DNA Slim

Il tag è “Taglia 42 arrivo” (o meglio sto tornando, visto che in giovane età ero addirittura una 40). Suona un po’ come una minaccia, ma il sovrappeso chiede maniere decise.
In questo post introduttivo faccio un passo indietro, ma solo per raccontare cosa è successo qualche settimana fa e capire un po’ meglio come funziona la dieta genetica.

Inizio settembre
Mi viene recapitato in ufficio un pacchetto. Al suo interno trovo il kit con tutto il necessario per prelevare un campione di saliva, un questionario, la liberatoria per l’utilizzo dei miei dati, un depliant riassuntivo con le istruzioni da seguire passo passo, buste prestampate e preaffrancate per consegnare i miei dati e campioni al laboratorio e alla società che stilerà il mio profilo genetico e, di conseguenza,  il mio nuovo regime alimentare. Più che una dieta sembra una puntata di Art Attack misto CSI, ma è tutto spiegato bene, con parole semplici. Inoltre, la motivazione non mi manca. Oramai fatico a guardarmi allo specchio e la boa dei 40 anni… Sono io!

DnaSlim_kit

Così seguo bene tutte le istruzioni, faccio gli esami del sangue, compilo questionario, firmo autorizzazione al trattamento dei dati, mi infilo due bastoncini in bocca e poi affido le due buste al servizio postale.
Una è indirizzata al laboratorio, ed è quella che contiene i due tamponi con la saliva per l’indagine genetica; l’altra andrà a Trieste al Centro Ricerche che poi abbinerà  i risultati genetici  alle risposte del mio questionario per stilare il programma finale.

DnaSlim

Settimana scorsa
La mia dieta genetica è pronta! Neanche due settimane ed ecco arrivati nella mailbox i quattro file che segneranno la svolta nella mia alimentazione. Ne è venuto fuori un dossier da una quarantina di pagine. Non c’è che dire: il materiale è esaustivo e completo, un po’ di termini ostici ma c’è anche un glossario e poi posso sempre contattare il coach, via mail o per telefono.
Per ora studio, a quanto pare i miei geni sono “attira-ciccia”, hanno un’antipatia per il lattosio e tendono al colesterolo alto. Auff. Ora che lo so, però, ho un’arma potentissima al mio servizio: il cibo, anzi due armi perché la dieta genetica ha identificato quali sono gli alimenti che assimilo meglio e che non mi appesantiscono. Certo, dovrò salutare molti piatti che adoro, ma la ricompensa sarà commisurata all’impegno ed io voglio mettercela tutta. Intanto questo week end saluto pizza e sushi con due cene, poi faccio la spesa e un po’ di pulizia nei pensili in cucina e nel frigo, così da avere tutte le munizioni giuste per far centro nell’obiettivo di dimagrimento. Quasi dimenticavo (mannaggia ai geni pigri!), devo darmi una mossa, in senso letterale. Il regime prevede anche 45’ di attività fisica a supporto di una corretta alimentazione, mi sa che è ora di indossare le scarpe da running e scaricare l’applicazione C25K (Couch to five kilometers, ovvero dal divano a 5 km di corsa, programma di approccio al jogging).

Oggi
Lunedì dieta. Due paroline incubo per ogni donna.
Lo confesso, sono andata un po’ in sbattimento, come era prevedibile. In questi primi giorni devo, infatti, pesare tutto; poi sono certa, con il passare dei giorni ci farò l’occhio. Fortunatamente ho tanti abbinamenti e alternative per comporre i miei pasti, che sono ben cinque al giorno.
Oggi però non riesco a fare i 45’ di attività fisica, dovrò accontentarmi di scendere una fermata prima della metro e delle due ore di milonga fatte ieri sera, ma domani è un altro giorno (Rossella O’Hara docet) e adesso grazie a dnaslim so che il mio sovrappeso non è una Tara genetica :)))))  (sono un’idiota, anche questo è nel mio dna!).
Dimentico qualcosa? Sì, di pubblicare il mio peso attuale che stamattina era di 68,8 kg (161 cm di “altezza”).
Sulla bilancia voglio risalire settimana prossima, non prima, peserò già tanti alimenti in questi giorni e non voglio mettermi troppa pressione addosso, quella sì che mi peserebbe molto!
Toh, è già ora dello spuntino! Non ho fame (sarà un bene?) ma devo essere ligia, i miei geni non perdonano ma ora io so come ingraziarmeli.

Burning Heart Sugarpill

Astenersi sobrie!

Sugarpill  è un’azienda americana, indie e vegan. Audace e moderna, la sua fondatrice si è ispirata alle Drag Queen, ai manga, alla street culture. Nessuna paura di osare, insomma.

Colpo al cuore.

La Burning Heart palette occhi è la seconda che ho acquistato (a suo tempo avevo già preso la Heart Breaker on line sul sito inglese di Cocktail Cosmetics) della serie “Addicted To Pretty Eye Palette”,  quindi, al momento, me ne mancherebbe solo una per completare la serie, ma non ho fretta e mi sto godendo i prodotti Sugarpill con tanti look diversi. Volendo sono disponibili anche i mono, ma la soluzione dei quad “Addicted To Pretty Eye”  risulta di sicuro più conveniente e interessante da avere.
Per tutti gli amanti degli ombretti dai colori intensi, come me,  la speranza è che presto sia reperibile anche in Europa la palette con tutte e dodici le cialde per accaparrarsele in un sol colpo (negli USA è andata sold out in pochissimo tempo!).

A parlare siano i colori.

Super vibranti, ricchi, iperpigmentati, non farinosi, fedeli al colore in cialda, intensi, con un’ottima durata e facili da sfumare. Senza dimenticare la vocazione vegan, che non guasta ed è un plus da non sottovalutare. Se i colori così accesi e opachi possono spaventare il trucco è utilizzarli come accenno, in piccole dosi, abbinati a tonalità neutre e con finish più luminosi. Provate a cercare “Burning Heart palette” su Google, troverete decine di esempi per sfruttare al meglio questi colori in modo sempre nuovo e accattivante.

Tornare bambine.

La palette è in cartoncino rigido, leggero ma resistente e amico dell’ambiente. Comodissimo lo specchietto e super kawaii la grafica (anche se un po’ infantile, però quando si parla di make up io torno bambina, quindi non mi dispiace affatto questo mood!).

Investimento 4×4

Il prezzo può sembrare elevato in un primo momento, specialmente perché stiamo parlando di quasi 25 sterline (a cui aggiungerne circa 10 di spedizione), ma la qualità e la quantità di queste palette li rende soldi ottimamente spesi.

  1. Le 4 cialde sono grandi e la grammatura considerevole.
  2. Gli ombretti hanno una scrivenza tale che con pochissimo prodotto si riesce ad ottenere un colore sulle palpebre molto intenso, ne basta poco!
  3. Gli ombretti anche senza primer garantiscono una ottima durata e resa del colore fedele.
  4. Sugarpill è un brand cruelty free, vegan, gli ombretti sono ben tollerati anche da occhi sensibili e da chi indossa lenti a contatto.

La mia recensione non può, in conclusione, che essere super positiva!

Se questi colori vi sembrano troppo accesi o mat potete orientarvi verso la nuova palette “Cold Chemistry“, quattro cialde di metallo pressato per smokey eyes preziosi!Burning Heart Palette

 

Sinner Palette True Romance – Kat Von D

Quando ho saputo che Melly sarebbe andata negli States ho subito pensato di commissionarle un acquisto a stelle e strisce.

La scelta è stata facile: ombretti, what else?!

Era già qualche tempo che sbavavo sulla linea di make up sviluppata da Sephora in collaborazione con la tatuatrice Kat Von D, sapendo che, purtroppo, in Europa ancora la sua linea di cosmetici e profumi non era disponibile.
Non mi definirei una sua fan sfegatata, ma amo i tatuaggi e ho visto tantissime puntate di L.A. Ink  ed il suo carisma è indiscutibile e la rende una icona moderna.

Quando poi ho visto in qualche episodio come Kat utilizzasse il make up (spesso trucca gli occhi in colori diversi l’uno dall’altro, ottenendo effetti molto sofisticati e inusuali) mi sono detta che nella mia collezione di palette non poteva mancare di un suo pezzo.

KatVonD

 

Kat Von D

 

Così Melly, di rientro dall’America mi  ha consegnato questa piccola meraviglia:

 

Sinner palette  - True Romance – Kat Von D

Sinner Kat Von D

 

Partiamo dall’esterno. La scatolina in cartoncino riporta le stelline, che sono la “firma” dello sguardo di Kat e nel retro i nomi degli ombretti. La grafica è curatissima e in pieno tattoo style con teschi, lettering in gotico, ali di farfalla e stelline.

Adoro, adoro, adoro – l’ho già detto che l’adoro? – l’astuccio della palette che è in metallo (rrrrroooock) con motivi a rilievo. E’ protettivo e leggero, ha la chiusura a molla e uno specchio grande. Unica pecca (trascurabile) è che una volta aperta la palette non resta con lo specchio in posizione, quindi costringe a tenere sollevato il “coperchio” con una mano o ad appoggiare la palette su qualche altro oggetto in modo da potersi specchiare comodamente.

Le cialdine all’interno sono ben protette  e a fargli compagnia c’è una matita occhi nera, Autograph Pencil, che è favolosa e per tanti versi mi ha ricordato quella di Urban Decay presente nella Smoked palette. Quindi, si diceva, una matita nera e  otto colori di ombretto che ad una prima rapida occhiata potrebbero somigliarsi molto tra loro, specialmente i grigi. In realtà hanno shimmer e tonalità diverse, anche se sono la prima a dire che effettivamente un grigio medio, completamente mat non avrebbe guastato in questa palette. Il prezzo è di USD 36,00 – che definirei un prezzo di fascia media e colloca questa palette nella fetta di mercato attualmente occupata da Urban Decay, Too Faced, Cargo e Benefit.

La qualità è in linea generale molto buona. Gli ombretti sono scriventi, morbidi da stendere, facili da sfumare. Forse lasciano un minimo di residuo (fallout) ma tutto nella norma per colori così scuri, applicati sia con pennello che con le dita sono facili da stendere e sfumare. La pigmentazione è buona e per ora non ho sentito la necessità di usarli con un pennello bagnato per intensificarne l’effetto.
Nella palette troviamo (da sx a dx, o meglio ancora dall’alto in basso)

Disco Dust: rosa chiaro shimmer, non sono amante dei rosa ma questo rende benissimo.
Linzy-Jane: viola medio satinato, morbido e molto molto bello su occhi marroni
Ace of Spades: melanzana scuro, glitterato, perfetto per l’autunno
Violator: viola scuro, ha degli shimmer fantastici che lo accendono di riflessi uno dei miei prediletti in questa palette
Holy Bible: bianco shimmer con sottotono freddo
Glock: grigio titanio con riflessi blu, anche questo morbidissimo
Dorian Gray: grigio scuro con shimmer multicolor (nulla di troppo chiassoso)
Lucifer: classico nero opaco

Conto di integrare il post con qualche foto di look realizzati con questa palette che raccoglie i trend della stagione fredda.

In conclusione la promuovo con un 9 e mezzo convinto. Il mezzo voto mancante alla perfezione è dovuto all’apertura dello specchio, alla poca varietà di finish e tonalità (magari una cialda opaca in più con un colore complementare non avrebbe guastato) ma se come me amate gli smokey è una palette che merita farsi portare da oltreoceano, incrociando le dita e sperando arrivi presto anche nel Vecchio Continente.

metti lo smalto togli lo smalto

“Metti la cera, togli la cera”

Lo diceva il Maestro Miyagi a Daniel in Karate Kid ed io prendo in prestito le sue parole per riadattarle al rito della manicure: metti lo smalto, togli lo smalto.

Rimuovere lo smalto può essere davvero una scocciatura (specialmente quando si tratta di smalti glitterati), non solo per noi, che ci ritroviamo a respirare effluvi chimici, ma anche per le unghie che con solventi troppo aggressivi  rischiano di indebolirsi e rovinarsi.

ProNails, come il Maestro Miyagi, viene in nostro aiuto con una mossa di nailkarate efficace e risolutiva: Lavender Polish Remover.

Pro Nails Polish Remover

 

Io l’ho messo a dura prova con uno smalto della linea Sugar Mat di Kiko (nr. 640) proprio perché so che i glitter sono davvero ostici da eliminare e questi smalti opachi  effetto zucchero sono molto “materici” e con una texture bella forte. Graziosi per carità, ma quando c’è da toglierli c’è davvero bisogno di calma zen!

Come si può vedere dall’immagine in alto a destra sono bastati due, ripeto due, soli dischetti di cotone con un po’ di Lavender Polish Remover per rimuovere lo smalto perfettamente.

Questo remover di ProNails è davvero valido e funziona sul serio! Non è liquido e eterico come altri solventi e grazie all’olio di lavanda abbina al suo potere dissolvente anche proprietà rivitalizzanti e rinforzanti per le unghie. In più ha un profumo di lavanda che rende l’operazione piacevole.

Ne basta poco, è questo il pregio, fra i tanti, che di lui prediligo. Il fatto di non dover usare mezza dozzina di dischetti per rimuovere lo smalto è anche un vantaggio “green” e la consistenza un po’ oleosa (sempre con la fragranza di lavanda) offre la possibilità di togliere ogni traccia di smalto e al contempo fare un massaggio ricostituente alle unghie. Risultato: unghie pulite, ben idratate e nutrite, due soli dischetti sporchi da gettare, profumo di lavanda per casa!

ProNails è disponibile in selezionati centri estetici e attraverso i suoi diretti distributori, per sapere dove si trova il salone più vicino è sufficiente contattare il servizio clienti attraverso >>> questa pagina <<< o all’indirizzo email info@beautycompany.it (Ho avuto il piacere di conoscere parte dello staff ProNails e sono persone competenti, disponibili e cortesi, epicwin perché il valore di un brand oltre che per i prodotti passa anche per la consulenza e il servizio ai clienti e loro sono persone squisite!)

 

 

Kure Bazaar

Quando la passione per il make up è forte succedono cose come questa. Il mio fidanzato (compagno/partner/concubino…) rientra a casa con un regalo, pardon, due regali per me!

Kure Bazaar

“Avevi detto che quello smalto rosa non ti piaceva [Pink Raindrops di Illamasqua n.dr.] così ti ho preso questo e poi ce ne ho aggiunto un altro!”

Ma come faccio a non amarlo?! <3

Kure Bazaar crea degli smalti favolosi, ma quello che è ancora più interessante è la loro composizione. Per l’85% la formulazione di questi smalti è di origine naturale, per rispettare le unghie, anche le più fragili e sensibili.

La gamma colori è molto ampia e i due smalti che io ho ricevuto in regalo dal moroso (“Corso 22″ – rosa pallido – e “Turkoise” – turchese teal-) hanno avuto una performance davvero molto molto buona in termini di tenuta, facilità di stesura, resa del colore. Sto, infatti, meditando di prendere un rosso scarlatto, magari “Stiletto” oppure un bel viola “Adriana” perché mi hanno fatto un’ottima impressione e se penso che sono smalti “ecologici” mi piacciono ancora di più!

Regalo perfetto per l’amica attenta all’ambiente, per chi cerca uno smalto il più possibile bio negli ingredienti e nella filosofia, per chi ama essere trendy e cerca una manicure “sana” e con derivati petrolchimici ridotti al minimo. Perché le unghie parlano del nostro stato di salute ed averle belle e sane è un must have che Kure Bazaar ha reso accessibile.

>>> Qui <<< i punti vendita in cui poter acquistare gli smalti Kure Bazaar.

 

brush sundries

Ovvero di come lavo i pennelli.

Quelli in foto sono solo una minima parte della mia famigliola “setolosa”, quindi si può capire bene che quando è ora di lavarli la faccenda si fa seria.

Soluzioni spray da vaporizzare sui pennelli per pulirli le ho, ma le riservo per la pulizia sommaria “on the go”, un po’ come fosse lo shampoo a secco per i capelli.

C’è chi utilizza l’acetone o altre sostanze eteriche disinfettanti, ma le reputo troppo aggressive e ho il timore possano reagire male con le setole sintetiche o con le ghiere in metallo e resto sempre dell’idea che non puliscano a fondo i residui di trucco.

C’è chi come Sigma, ha trasformato un guanto da forno in silicone in un guanto sui cui strusciare i pennelli, il Brush Cleaning Glove (e lo sta pure brevettando…)

Quindi?!

Per quanto mi riguarda mi armo di pazienza e li lavo con acqua e sapone delicato, uno ad uno.
Uso sapone di marsiglia (in alternativa uno shampoo dolce per capelli) e tanta acqua (tiepidina, mai troppo calda e mai lasciando in immersione i pennelli).
Per i pennelli con setole più dense e fitte (mi riferisco ai pennelli per il viso tipo kabuki o pennelli “cicciotti” per blush e/o cipria e/o bronzer) riservo pure qualche goccia di balsamo per capelli, avendo cura di sciacquare molto bene ogni possibile residuo di detergente e balsamo. Kabuki e pennelli più grandi torneranno – una volta asciutti – puliti, morbidi, elastici e profumati!

Importante per tutti i pennelli, oltre al risciacquo, è l’asciugatura.
Prima una bella “sgrullata” in modo da evitare ogni possibile ristagno d’acqua nella ghiera, poi le setole andranno messe in forma, passandole tra pollice e indice e ricreandone la forma originaria.
Ultimo passaggio l’asciugatura vera e propria che dovrà avvenire a pennelli coricati orizzontalmente su un asciugamano (proprio come in foto).

Ascigatura dei pennelli

Inoltre, a  preservare i nostri pennelli in buona forma ci può aiutare The Brush Guard una guaina in rete eleastica che delicatamente tiene in ordine le setole ed evita che asciugandosi queste si aprano troppo.  I Brush Guards li avevo  presi in un kit con varie misure anni fa on line su Cocktail Cosmetics  , una spesa da poche sterline che però può davvero prolungare la vita e l’utilizzo dei pennelli.
Non amate gli acquisti on line o la vostra carta di credito chiede pietà? Ho per voi l’alternativa ai Brush Guards ed è la benda a rete tubolare elastica per le dita (calibro 1)  che si acquista in farmacia ad un prezzo di circa 3 euro.

Benda rete

 

 

Letta così sembra una procedura immane. E’ vero, è una cosa lunga, soprattutto se si iniziano ad avere una dozzina di pennelli (ehm, non vi dico quanti ne ho, che è meglio…) ma la pulizia dei pennelli è fondamentale per la salute della pelle e per la buona resa nell’applicazione del make up.
Germi, batteri, polvere, residui di pigmento e trucco possono dare irritazione alla pelle o portare infezioni, un po’ come mangiare del cibo ottimamente cucinato ma con posate luride.  Immagino già le facce atterrite in un “bleargh” , ecco, io tendenzialmente li lavo ogni 10/15 giorni, cercando di lavarli a rotazione almeno una volta al mese e conservarli in un astuccio in tessuto, protetti dalla polvere.
Oltretutto se un pennello è di qualità lo si evince proprio quando viene messo alla prova lavaggio: se perde peli/setole, se la ghiera si allenta, se le setole naturali stingono colore scuro… siamo di fronte a un pennello di qualità scadente.

I cinesi chiamano il pennello “maobi”, letteralmente “matita pelosa” a questo punto assecondiamo la saggezza asiatica e temperiamo al meglio la nostra attrezzatura da trucco!

 

 

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