dieta bilanciata – un mese con DNASlim

dieta bilancia

Un mese a dieta genetica. Sembra ieri che l’ho iniziata invece in queste settimane ho fatto tante scoperte e conquiste.

Ho scoperto che non devo avere i morsi di fame e per riuscirci mi basta sforzarmi e introdurre nella mia routine uno spuntino e una merenda, fare sempre colazione e non eccedere con la cena. Mi sto abituando a vedere il cibo come alleato per perdere peso, buffo, no?

Calorie. Amiche e nemiche. Ho bisogno di loro per carburare, ma devo introdurne la quantità giusta. Può sembrare banale a farsi, ma richiede invece molta attenzione nel pesare gli alimenti e nella scelta di cosa mangiare e quando.  Per fortuna la dieta genetica mi dà un sacco di libertà nel combinare e “costruire” i miei pasti. Devo ancora prestare attenzione al lattosio, che si nasconde in un sacco di piatti, ma lo prendo come un gioco e leggere gli ingredienti è diventata una caccia all’intruso che premia la mia digestione e mi sgonfia la pancia.

Sono e resterò sempre golosa e amante dei dolci. Eppure la frutta da alternativa quale era è diventata, in questo mese, un’opzione gradevole e consapevole. Ho ancora voglia di dolciumi ma il gusto che dà una buona mela inizia a soddisfarmi. Certo due cioccolatini cuneesi me li sono mangiati, inutile negarlo, ma sapere che posso gestire le tentazioni e decidere se caderci o meno mi porta, paradossalmente, a sgarrare di meno.

La dieta funziona meglio se viene condivisa (motivo per cui sto tenendo qui traccia della mia avventura con DNASlim). Vedere gli amici alle prese con tanta verdura fresca durante una cena perché “abbiamo riscoperto il pinzimonio per colpa [risatina] della dieta di Mimi” sicuramente mi ha fatto sentire meno sola, ma soprattutto mi ha reso orgogliosa di aver contribuito a farli mangiare in modo più sano. Un circolo virtuoso a tavola, ingaggiato da me e portato avanti anche dagli altri commensali, che bella sensazione!

Sabato scorso ero in sbattimento. I jeans lavati non si erano ancora completamente asciugati causa pioggia e umidità milanese e gli amici ci aspettavano al lago per un week end. Davanti alle ante spalancate, con le mani sui fianchi mi sono fatta coraggio: ho sfilato dall’armadio un paio di jeans che non mettevo da almeno due anni, perché troppo stretti. Li ho osservati a lungo, mi sono sembrati piccoli. Ero pronta a trattenere il respiro e stendermi sul letto così da riuscire a chiuderli in vita. Non ce n’è stato bisogno. I jeans li ho indossati fino alle ginocchia – poi ho continuato a sollevarli, su, attorno alle cosce e fino ai fianchi. Bottone comodamente infilato nella sua asola… Bentornati jeans taglia 44!

Quattro settimane di dieta genetica e quattro chili abbondanti persi, ma il peso più grande che mi sono tolta è quello delle cattive abitudini, della pigrizia mentale, della superficialità. Le soddisfazioni e gli insegnamenti sono tali che quando salgo sulla bilancia non chiedo conferme, ma mi stupisco sempre di più di me stessa (e dei miei geni!).

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