Presenze Penso ogni singolo giorno a loro. Eppure ci sono dei periodi che il pensiero verso i miei genitori si fa più intenso. Li cerco nei ricordi, mi chiedo cosa mi avrebbero detto in quella situazione particolare, mi pongo domande, le faccio a loro con il naso all’insù, verso il cielo, e magari con la rabbia nei pugni e gli occhi stropicciati dalle lacrime. Cose futili e questioni importanti, tutto passa al loro muto vaglio, senza mai un riscontro preciso, un cenno, un segno, un nulla osta ben chiaro, di ritorno dal cielo. Eppure, in fondo mamy e papy non sono poi così lontani da me e, se ne ho voglia, posso apparecchiare la tavola per quattro persone. Giocare a casetta, mimando una cena con mamma papà e sorellina, proprio come quando ero bambina e “mangiavo” tortine di sabbia con posate invisibili e cinguettavo felice con commensali invisibili. Loro sono in ciò che faccio, dico e sono. Vado in mensa, ma so già che oggi mi siederò al tavolo da quattro persone e non sarò sola come invece tutti gli altri pensano.
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11 Comments
Mi metto al tavolo accanto e ogni tanto ti strizzo l’occhio!!
i tuoi pensieri condivisi sono già il mazzolino di fiori nel vostro centrotavola!
))
buonappetito!
Ti amo per quello che sei.
Cara Mimì… se potessi rinascere, vorrei gli stessi genitori che ho avuto… ma chissà se sarei capace di viverli diversamente…:/
Sei una persona speciale, l’ho sempre pensato, e posso avere solo conferme. Se fossi ad un tiro di schioppo da qui da dove scrivo ti porterei un profumatissimo mazzo di fiori vero…
Avevi anche tu compagni di giochi immaginari ? Lo sai che sono un privilegio di pochi queste cose?
bacio
Pucci …tvb … M.
è molto bello quello che hai scritto… alla prima lettura m’era parso un post triste… invece no, è proprio il contrario, trasuda gioia, energia… solo una cosa però. Non esagerare coi pranzi da sola, è un peccato
Ecco un argomento in cui non ho alcuna esperienza di vita, per fortuna, i miei sono tuttora arzilli.
Però talvolta ci penso, e so che prima o poi succederà e, per quanto io consideri la morte semplicemente come una fase della vita (sono agnostico), non so come reagirò.
So solo che penserò alle cose che non avrò fatto a tempo a dire o a fare e che ora non mi vengono; poi guardo alle mie due bimbe, uniche speranze di immortalità, e vedo che qualcosa continua: dobbiamo vivere al massimo il presente, e non è facile.
Addirittura mi trovo talvolta a cercare la solitudine, magari dentro al casco con il rombo nelle orecchie, o dietro una maschera con il fischio dell’erogatore (diver, per questo…), un tempo bastavano 20 Km di corsa.
Ma questa è la maledizione della vita, il suo lato oscuro che ci limita il godere di ciò che abbiamo.
Leggo comunque nelle tue parole una forza rara.
Kisses.
frank_r@libero.it